CARGIVER: LRV n. 23/2026

CARGIVER: LRV n. 23/2026

cargiver CARGIVER: LRV N. 26/2026

CURA E SOSTEGNO AI CARGIVER

Segnalazione a cura StudioLegaleAmbiente – Cinzia Silvestri


La legge regionale veneta n. 26/2026  rende il caregiver una parte riconosciuta della rete pubblica di cura e prevede sostegni concreti, pur senza introdurre automaticamente un assegno individuale. La LRV affronta principalmente il tema sociale, il riconoscimento della figura, l’utilità familiare ed evidenzia il fenomeno importante e cerca di colmare l’assenza della amministrazione.

Al Cargiver (o assistente familiare) vengono riconociuti alcuni benefici che restano però circoscritti all’ambito del sostegno, dell’assistenza. La Legge sembra elargire un “aiuto”, un riconoscimento, un sostegno, ma non si sostituisce al Cargiver, lo accompagna con alcune misure. E’ già molto.

  •  il caregiver può partecipare, con il consenso dell’assistito, alla valutazione e alla definizione del percorso assistenziale. Il piano deve indicare sia le attività di cura svolte sia gli ausili, le prestazioni e i supporti garantiti dai servizi.
  • AULSS e ATS devono fornire informazioni sulle condizioni assistenziali, le cure, l’accesso alle prestazioni e le risorse disponibili sul territorio.
  • sono previsti addestramento e materiali formativi per svolgere la cura in modo appropriato e sicuro, anche a distanza quando possibile.
  •  la legge prevede reti solidali e di vicinato, supporto psicologico e gruppi di auto-mutuo aiuto, soprattutto nei casi più complessi.
  • possono essere attivati interventi di sollievo programmati o urgenti; nelle situazioni che cambiano stabilmente, il PAI e il progetto di vita possono essere ridefiniti.
  •  sono previste, se vi sono difficoltà di spostamento, visite specialistiche e diagnostica a domicilio, oltre a telemedicina, teleassistenza e telemonitoraggio.
  • Tutela della vita lavorativa: la Regione promuove accordi con imprese e sindacati per flessibilità oraria, lavoro agile e welfare aziendale, con l’obiettivo di evitare discriminazioni legate al ruolo di cura.
  • l’esperienza di cura maturata nel PAI può essere validata e certificata per favorire l’accesso o il rientro al lavoro. Per i giovani caregiver fino a 24 anni sono previste misure per conciliare studio e cura, anche con crediti formativi.
  • Possibili agevolazioni assicurative: la Regione può promuovere accordi per premi agevolati su coperture per infortuni, responsabilità civile e previdenza complementare.

L’attuazione pratica passa dai Punti Unici di Accesso (PUA) nelle Case della comunità, dagli ATS e dalle AULSS. La legge istituisce inoltre un Fondo regionale caregiver e prevede linee guida regionali per rendere operativi i servizi.

Tutto questo si muove nell’ambito della normativa nazionale che già nel 2017 definiva il caregiver familiare come la persona che assiste gratuitamente un coniuge, convivente, familiare o affine non autosufficiente o con grave disabilità.

In ogni caso bisogna sottolineare che  legge riconosce e organizza il sostegno, ma non istituisce un diritto generalizzato a un’indennità economica né per il caregiver né per la persona assistita.Quindi il beneficio economico può essere solo indiretto: minori costi o minore perdita di lavoro grazie a servizi domiciliari, sollievo e flessibilità lavorativa. Ma dipende dall’effettiva attivazione dei servizi e dalle risorse territoriali.

Esiste un punto da approfondire: il testo contempla espressamente l’ipotesi della incapacità del soggetto (ad esempio Alzheimer). Il consenso dell’assistito è richiesto quando la persona è in grado di esprimerlo, ma la legge stabilisce che, per riconoscere il caregiver, fornire informazioni sanitarie e coinvolgerlo nel PAI, il consenso può essere dato da chi esercita tutela, curatela o amministrazione di sostegno.

Per una persona con Alzheimer, dunque, il punto non è che debba necessariamente firmare o manifestare un consenso personale: se non è capace di provvedere ai propri interessi, opera il rappresentante nominato secondo gli strumenti di protezione giuridica applicabili. La previsione serve soprattutto a rispettare riservatezza sanitaria e autodeterminazione nei casi in cui l’assistito conservi capacità decisionale.

Resta una criticità pratica: finché non vi è un amministratore di sostegno, un tutore o un curatore, il caregiver può incontrare ostacoli nell’accesso alle informazioni e nella formalizzazione del ruolo, anche se svolge già l’assistenza quotidiana. La legge rinvia infatti al consenso dell’assistito o del suo rappresentante, senza disciplinare un meccanismo rapido per le situazioni in cui l’incapacità è evidente ma la protezione giuridica non è ancora formalizzata.

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Cinzia SilvestriCARGIVER: LRV n. 23/2026
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Ambiente – Decreto Legge 177/2026

Ambiente – Decreto Legge 177/2026

DL 177/2026Ambiente – Decreto- Legge n. 177/2026

Riepilogo e tabella

Segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri 11.10.2026


È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il DL n. 177.2026 che modifica il decreto legislativo 152/2006 e introduce l’art. 185-ter.

È bene precisare il rapporto di questo nuovo articolo con il d.p.r. 120 del 2017 che non è abrogato dal decreto-legge e che mantiene la sua vigenza.

È utile ricordare che tale Decreto-legge è titolato: Disposizioni urgenti per il rafforzamento delle istruttorie ambientali, la gestione dei problemi climatici, l’economia circolare e le bonifiche.

Per mappare le novità del DL 177/2026, raccogliamo in tabella gli articoli inseriti o modificati nelle norme richiamate, senza pretesa di completezza, con oggetto e dettagli essenziali (incluso l’art. 185-ter su terre e rocce da scavo).

Quadro sintetico degli articoli inseriti o modificati…. continua lettura tabella e riepilogo degli articoli modificati dal DL 177/2026

Cinzia SilvestriAmbiente – Decreto Legge 177/2026
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TERRE E ROCCE DA SCAVO – Decreto Legge N. 177/2026

TERRE E ROCCE DA SCAVO –  Decreto Legge N. 177/2026

DL 177/2026TERRE E ROCCE DA SCAVO: DL N. 177/2026

DPR N. 120/2017 E ART. 185 TER DLGS. 152/2006

Segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri 11.10.2026


È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge numero 177/2026 che modifica il decreto legislativo 152/2006 e introduce l’art. 185-ter.

È bene precisare il rapporto di questo nuovo articolo con il d.p.r. 120 del 2017 che non è abrogato dal decreto-legge e che mantiene la sua vigenza.

La scelta di inserire il nuovo articolo 185 ter nel decreto legislativo 152 del 2006 è giustificata dal fatto che le modifiche intervengono direttamente sulla disciplina primaria dei rifiuti, sulla parte IV del testo unico ambientale. Il d.p.r. 120/2017 invece è un regolamento che disciplina le condizioni di adempimento e le procedure tecniche con riferimento alla norma primaria.

L’articolo 185-ter, infatti, si pone a livello della norma primaria e incide sul deposito temporaneo di rifiuti derogando ai limiti dell’articolo 185 bis e anche su riutilizzo del sito di produzione di terre e rocce provenienti da cantieri puntuali.

Il decreto, infatti, non modifica né abroga espressamente il d.p.r. 120/2017 che continua ad applicarsi salvo quanto disciplinato dal nuovo articolo 185-ter che si inserisce nella disciplina primaria alla quale il d.p.r. deve dare esecuzione.

L’articolo 185ter introduce una disciplina, correttamente indicata come speciale, per le terre rocce da scavo, indicando una presunzione favorevole e circoscritta 1) per gli scavi fino a 20 m³ i cosiddetti cantieri puntuali e 2) una realtà molto ampia per quantitativi ordinari di deposito di terre rocce da scavo già qualificati come rifiuto. Tale novità non sostituisce il d.p.r. 120 del 2017. Ciò precisato è necessario dare un breve lettura e primo commento al nuovo articolo.

«Art. 185-ter (Disciplina speciale per le terre e rocce da scavo qualificate come rifiuto ovvero prodotte in cantieri puntuali).

Comma 1

– 1. I limiti previsti dall’articolo 185-bis, comma 2, lettera b), per il quantitativo di rifiuti in deposito sono elevati, nel caso delle terre e rocce da scavo qualificate con i codici dell’elenco europeo dei rifiuti 17.05.04 o 17.05.03*, a 4.000 metri cubi complessivi, di cui al massimo 800 metri cubi di rifiuti pericolosi.

Il primo comma introduce una deroga quantitativamente molto rilevante per le terre rocce già qualificate con rifiuti e non riguarda solo materiale inerte non problematico. Si comprende che l’effetto pratico è quello di consentire l’accumulo presso il luogo di produzione di volumi che potrebbero essere assimilati a quelli di un cantiere di dimensioni significative, pur restando formalmente nel regime del deposito temporaneo e senza trasformare il luogo in un impianto di stoccaggio. Si intende che sono applicabili tutte le altre regole dell’articolo 185 bis: categorie omogenee ecc…

Art. 185 bis comma 2 lett. b) Dlgs. 152/2006 Art. 185 ter Dlgs. 152/2006
Solo per TRS pericolosi e non pericolosi
30 m3 complessivi. 4000 m3  complessivi
10 m3 rifiuti pericolosi 800 m3 pericolosi

 

Comma 2 – cantieri puntuali

  1. Le terre e rocce da scavo prodotte in cantieri puntuali possono essere riutilizzate direttamente nel sito di produzione anche in assenza di preventiva caratterizzazione ambientale. Ai fini di cui al primo periodo, per cantiere puntuale si intende il cantiere in cui sono prodotte terre e rocce da scavo in quantità non superiori a 20 metri cubi, calcolati dalle sezioni di progetto, e destinate al riutilizzo diretto nel medesimo sito di produzione. La sussistenza dei requisiti di cui al secondo periodo deve risultare dalla documentazione di esecuzione dei lavori.

Il comma 2 introduce la nozione di cantiere puntuale, ovvero quello in cui le terre rocce da scavo prodotte non superano i 20 m³ calcolati sulle sezioni di progetto e destinate al riutilizzo diretto nello stesso sito di produzione. Per questi cantieri è consentito riutilizzo in sito anche senza preventiva caratterizzazione ambientale. Si comprende l’importanza della precisazione perché nella legislazione precedente non esisteva una soglia generalizzata di 20 m³, esente da una preventiva caratterizzazione ma occorreva dimostrare che le terre rocce fossero non contaminate e riutilizzate nello stesso sito. L’agevolazione è procedurale e anche economica: riduce i tempi, i campionamenti, l’analisi di laboratorio e relativi oneri per i piccoli scavi. Si pensi ad esempio al riempimento o rimodellamento di uno stesso lotto per piccoli interventi edilizi locali.

Comma 3 – esclusioni

  1. La disposizione di cui al comma 2, primo periodo, non si applica nel caso di terre e rocce da scavo contenenti calcestruzzo, bentonite, vetroresina, miscele cementizie, additivi e materie plastiche utilizzati per scavo meccanizzato o tradizionale, nonché nel caso di terre e rocce da scavo provenienti da siti oggetto di procedimenti di bonifica ai sensi del titolo V della presente parte o dagli scavi realizzati al fine della rimozione di potenziali sorgenti di contaminazione.

La disciplina dei cantieri puntuali non si applica nel caso in cui le TRS contengano determinati materiali, quali ad esempio il calcestruzzo, la bentonite, vetroresina o plastiche. E inoltre, è esclusa per terre rocce da siti e oggetti di bonifica o da scavi diretti a rimuovere potenziali sorgenti di contaminazione.

 

Cinzia SilvestriTERRE E ROCCE DA SCAVO – Decreto Legge N. 177/2026
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LINEE GUIDA ISPRA – SUOLO E COMPOSTAGGIO

LINEE GUIDA ISPRA – SUOLO E COMPOSTAGGIO

compostaggioLINEE GUIDA ISPRA – SUOLO E COMPOSTAGGIO

DECRETO DIRETTORIALE 27.8.2026

SEGNALAZIONE A CURA STUDIOLEGALEAMBIENTE – CINZIA SILVESTRI


E’ utile analizzare le linee Guida ISPRA con riferimento alle attività di compostaggio. Il decreto direttoriale si occupa della “Approvazione dell’aggiornamento delle linee guida ISPRA per la redazione dei piani di monitoraggio o di gestione dell’impatto sulla qualità del suolo e sul carbonio nel suolo” ed è stato pubblicato in gazzetta ufficiale.

ISPRA si occupa di questo argomento perché, secondo il Decreto Legislativo 199/2021, è l’ente incaricato di proporre le linee guida per il monitoraggio e la gestione dell’impatto sulla qualità del suolo e sul carbonio nel suolo, in relazione alla produzione di biocarburanti, bioliquidi e combustibili da biomassa ottenuti da rifiuti e residui agricoli. Questo ruolo nasce dall’esigenza normativa di garantire che l’utilizzo di residui agricoli per fini energetici sia sostenibile e non comprometta la fertilità e la salute dei suoli, né aumenti le emissioni di gas serra.

Utilità nel compostaggio

Le linee guida e le metodologie sviluppate da ISPRA sono utili anche nel contesto del compostaggio, in quanto:

  1. Monitorano il contenuto di carbonio organico nel suolo: il compostaggio restituisce sostanza organica al terreno, migliorando la fertilità e la struttura del suolo.
  2. Valutano l’impatto della rimozione e dell’apporto di residui: le pratiche di asportazione dei residui per la produzione di energia (biogas, compost, ecc.) e il successivo reintegro tramite compost o digestato sono considerate nei bilanci di carbonio e nella valutazione della sostenibilità.
  3. Supportano la gestione agronomica: le pratiche di compostaggio sono riconosciute come positive per mantenere o incrementare il tenore di sostanza organica nei terreni, riducendo il rischio di erosione e migliorando la resilienza del suolo.

Le linee guida ISPRA sono utili in diversi casi:

  1. Produzione di biocarburanti e bioliquidi da residui agricoli: per garantire che la rimozione dei residui non impoverisca il suolo.
  2. Gestione sostenibile dei residui colturali: per valutare l’impatto di pratiche come la raccolta della paglia, degli steli o di altri sottoprodotti.
  3. Compostaggio e digestione anaerobica: per monitorare l’effetto dell’apporto di compost o digestato sul contenuto di carbonio organico e sulla qualità del suolo.
  4. Pianificazione agronomica e ambientale: per operatori agricoli che devono dimostrare la sostenibilità delle proprie pratiche, anche in vista di incentivi o obblighi normativi.

In sintesi, il lavoro di ISPRA è fondamentale per assicurare che le pratiche di valorizzazione energetica dei residui agricoli, incluso il compostaggio, siano compatibili con la tutela della fertilità e della qualità dei suoli.

Cinzia SilvestriLINEE GUIDA ISPRA – SUOLO E COMPOSTAGGIO
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DIRETTIVA UE 2026/1021 – CORRUZIONE

DIRETTIVA UE 2026/1021 – CORRUZIONE

corruzione direttivaDIRETTIVA UE 2026/1021 – CORRUZIONE

Abuso d’ufficio?

Segnalazione a cura StudioLegaleAmbiente – Cinzia Silvestri


Pubblicata la Direttiva 2026/1021 relativa alla lotta contro la corruzione.

La direttiva concede 24 mesi (2028) agli Stati membri per adottare gli utili strumenti e attuare la Direttiva. La riflessione immediata è sull’abuso di ufficio che è stato abrogato nel 2024 e tuttavia sembra rivivere sotto altre spoglie nel testo della Direttiva. L’art. 7 della direttiva ed il considerando n. 17 paiono colpire proprio quelle condotte che il nostro sistema ha abrogato. Condotte gravi e tuttavia impalpabili, difficili da provare e che richiedono un certo coraggio.

Utile la lettura del considerando n. 17 della Direttiva:

L’esercizio illecito di funzioni pubbliche rischia di minare la fiducia dei cittadini, lo Stato di diritto e l’equità economica e può arrecare grave pregiudizio all’interesse pubblico. Al fine di prevenire un tale danno, gli Stati membri dovrebbero individuare violazioni gravi della legge, siano esse azioni od omissioni, o entrambe. Tali violazioni gravi potrebbero includere, ad esempio, la violazione di disposizioni legislative o regolamentari volte a garantire il libero accesso e la parità di condizioni dei contratti per i candidati, o la deliberata errata applicazione della legge da parte di giudici o arbitri. Gli Stati membri dovrebbero poter limitare l’applicazione del reato di esercizio illecito di funzioni pubbliche a determinate categorie di funzionari pubblici. Nell’individuare le pertinenti violazioni gravi della legge, gli Stati membri potrebbero tenere conto di questioni quali, tra l’altro, la possibilità che la condotta sia stata commessa nell’intento di ottenere un indebito vantaggio per il funzionario in questione o per un terzo o al fine di ledere i diritti o gli interessi legittimi di una persona.

Così l’art. 7 della Direttiva:  Esercizio illecito di funzioni pubbliche
Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni. Gli Stati membri possono limitare l’applicazione del presente articolo a determinate categorie di funzionari pubblici.

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Cinzia SilvestriDIRETTIVA UE 2026/1021 – CORRUZIONE
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EOW: Relazione tecnica Conclusiva 30.6.2026

EOW: Relazione tecnica Conclusiva 30.6.2026

EOW: Relazione tecnica Conclusiva 30.6.2026

LINEE GUIDA SNPA 41/2022

Segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri 2.9.2026


La cessazione della natura di rifiuto (art. 184 ter comma 1 Dlgs. 152/2006) è obiettivo del legislatore e del Governo. Dal 2013 numerosi DM hanno precisato il percorso utile per cessare la natura di rifiuti di alcuni rifiuti, come pubblicati sul sito MASE:

Il sito elenca anche gli schemi di decreto in corso di consultazione e con consultazioni concluse ma non ancora trasferite in un Decreto (rifiuti a base di gesso, rifiuti da spazzamento strade, membrane bituminose, tessili ecc…).

In ogni caso nel marzo del 2026 è stato costituito un gruppo di lavoro che ha prodotto una relazione tecnica conclusiva e si precisa:

  • Le Linee Guida SNPA 41/2022 restano il riferimento principale e cogente.
  • La relazione 2026 le integra, aggiorna e dettaglia per casi specifici, ma non le sostituisce.

Con riferimento alla Relazione e alle linee Guida SNPA è utile una considerazione generale e una tecnica: ……continua lettura articolo su EOW – Linee Guida

LEGGI relazione_tecnica_conclusiva_dip_sviluppo_sostenibile_30062026

Cinzia SilvestriEOW: Relazione tecnica Conclusiva 30.6.2026
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IED 2.0 Emissioni industriali e discariche rifiuti

IED 2.0 Emissioni industriali e discariche rifiuti

IED 2.0IED 2.0 Emissioni industriali e discariche rifiuti

Direttiva 2024/1785 – facciamo il punto/odori

segnalazione a cura StudioLegaleAmbiente – Cinzia Silvestri


 È opportuno riepilogare il percorso che deve portare all’attuazione della direttiva UE al 2024/1785 (IED 2.0) che modifica la direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali e alle discariche dei rifiuti. Sappiamo che è intervenuto uno schema di decreto legislativo con atto del governo n.  420 e che è stato trasmesso ai sensi dell’articolo 34 della legge 7 maggio 2026 numero 70 cosiddetta legge delega. Il testo del governo incide pesantemente sul decreto legislativo 152 del 2006 attese le notevoli novità che la nuova direttiva del 2024 impone. Ad oggi sappiamo che è intervenuto un dossier da parte del Senato e che nel mese di luglio sono intervenuti osservazione da parte di più soggetti ( confindustria, Legambiente, ASSO ambiente, WWF ecc…) . 

L’ultimo dossier risale al 20 luglio del 2026 del servizio bilancio dello Stato. Il dossier commenta le modifiche al decreto legislativo 152 del 2006 articolo per articolo. Modifiche della prima parte del testo unico Ambientale che travolgono molti articoli (dall’art. 4 all’articolo 26, per cominciare). Importanti modifiche anche agli articoli 29 bis ss. e non solo. La lettura complessiva dell’atto del governo prelude a una riscrittura importante di alcune parti del codice. 

Si segnala ad esempio che l’articolo 2 dell’atto del governo modifica la definizione di inquinamento del decreto legislativo 152/2026 specificando che essa comprende anche gli odori. Questo significa che le attività industriali di allevamenti intensivi dovranno considerare anche l’emissioni odorigena nei processi di autorizzazione integrata Ambientale. Le autorità competenti potranno imporre limiti e prescrizioni specifiche per la gestione degli odori al pari di altri inquinanti ; e ciò in realtà già avviene in parte tramite utilizzo dell’articolo 272 bis del decreto legislativo 152 del 2006.

Vero è che l’atto di governo sembra accogliere le voci che da più parti chiedono un’indicazione precisa relativa alle emissioni odorigene.

Si allega testo dell’atto Governo 420 trasmesso ed in corso di valutazione.

Cinzia SilvestriIED 2.0 Emissioni industriali e discariche rifiuti
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GARANZIE FINANZIARIE E AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA

GARANZIE FINANZIARIE E AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA

ILVAGARANZIE FINANZIARIE E AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA

DLGS. 154/2026 – ART. 208 COMMA 11, LETT. G) DLGS. 152/2006

Segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri 1.9.2026


Leggi d.lgs. 154.2026 Testo. Il legislatore interviene ancora sugli impianti di valore strategico nazionale (ILVA per esempio) che si trovano in amministrazione controllata. La finalità è di garantire la prosecuzione dell’attività consente alle società in amministrazione straordinaria di prestare le garanzie finanziarie richieste per la gestione degli impianti e delle discariche su base annuale, anche se l’autorizzazione ha durata superiore. Questa misura si applica per tutta la durata dell’amministrazione straordinaria e fino alla cessione a terzi del compendio aziendale. In sintesi, la disposizione è stata pensata per evitare blocchi operativi dovuti a difficoltà nel reperire garanzie pluriennali durante l’amministrazione straordinaria, assicurando al contempo il rispetto delle norme ambientali e la tutela degli interessi pubblici.

Il primo inciso della norma non muta,  …..continua lettura articolo su garanzie finanziarie e amministrazione controllata  art. 208 comma 11 d.lgs. 152/2006

Cinzia SilvestriGARANZIE FINANZIARIE E AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA
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P.A. e obbligo di provvedere…

P.A. e obbligo di provvedere…

oggligo P.A.P.A. e obbligo di provvedere

Emissioni acustiche e odorigene – Art. 2 L. 241/90

A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri 29.8.2026


Accade spesso che il privato chieda l’intervento della pubblica amministrazione in presenza di molestie odorigene o acustiche (ma anche altri settori ambientali). In effetti qualche volta l’amministrazione perde di vista il proprio dovere di intervenire o comunque di valutare l’istanza del privato e si trincera in un silenzio protratto nel tempo o in risposte non pertinenti lasciando il privato in balia degli eventi.

Il silenzio dell’amministrazione è pesante e produce conseguenze in ogni settore. Il privato ha la possibilità di contestare il silenzio e tuttavia, laddove sia costretto ad adire il giudizio per il rispetto dell’obbligo, significa che la tutela è vanificata e comunque tardiva rispetto ai bisogni. Il privato deve onerarsi di costi ulteriori (non sempre disponibili), subire la molestia odorigena o acustica, per tempi lunghissimi, attendere l’esito dei processi (penale, amministrativo ecc..). 

  • Istanza a provvedere

Allora è bene ricordare che il privato che subisce emissioni può rivolgere istanza di controllo e di intervento, a diversi soggetti pubblici:

  1. Il Comune che ha un potere ordinario di vigilanza e controllo sugli impianti autorizzati ma anche un potere di ordinanza contingibile urgente ex articolo 54 comma 4 TUEL; potere attivabile in presenza di gravi pericoli per l’incolumità pubblica; attivabile solo davanti a casi di straordinaria urgenza imprevedibilità.
  2. La provincia o la regione possono essere autorità competenti per le autorizzazioni degli impianti, hanno il potere poi di riesaminare e modificare l’autorizzazione in caso di violazioni acustiche e odorigene e prescrivere anche misure di contenimento e di monitoraggio
  3. L’arpa non ha poteri di amministrazione attiva nel senso che accerta, misura e riferisce alle autorità competenti ma non potrebbe emettere provvedimenti sanzionatorio prescrittivi autonomi; la sua funzione è quella di accettare e verificare e misurare ed esprimere pareri tecnici di particolare rilevanza all’interno dell’istruttoria.

Dunque, il privato che subisce molestia – ed in questo contesto non vogliamo distinguere il rumore dall’odore, pur avendo quest’ultimo precise peculiarità – può individuare i soggetti che possono essere tenuti ad intervenire o comunque a gestire la segnalazione.

2) obbligo di provvedere e conseguenze

L’ art. 2, comma 1, della L. 7 agosto 1990, n. 241 sancisce il principio continua lettura articolo obbligo di provvedere P.A.: L. 241/90

Cinzia SilvestriP.A. e obbligo di provvedere…
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R.E.N.T.R.I. – TRACCIABILITA’ RIFIUTI

R.E.N.T.R.I. – TRACCIABILITA’ RIFIUTI

R.E.N.T.R.I. – DECRETO CHE AGGIORNA LA COMPILAZIONE

segnalazione a cura StudioLegaleAmbiente – Cinzia Silvestri 24.8.2026


Scrive il MInistero Ambiente sul proprio sito: Pubblicato il Decreto direttoriale Direzione generale economia circolare e bonifiche n. 210 del 31.07.2026 che aggiorna le modalità di compilazione del formulario di identificazione del rifiuto e del registro cronologico di carico e scarico dei rifiuti

È stato adottato il Decreto direttoriale Direzione generale economia circolare e bonifiche n. 210 del 31.07.2026 – pdf, che aggiorna le modalità di compilazione dei modelli di cui agli articoli 4 e 5 del medesimo decreto ministeriale, di cui agli allegati:

  • Allegato 1 – Modalità di compilazione del modello di cui all’art.4 “Istruzioni per la compilazione del registro cronologico di carico e scarico dei rifiuti – Luglio 2026;
  • Allegato 2 – Modalità di compilazione del modello di cui all’art.5 “Istruzioni per la compilazione del formulario di identificazione del rifiuto – Luglio 2026.

Gli aggiornamenti riguardano principalmente l’allineamento del testo delle istruzioni ai chiarimenti forniti attraverso le schede informative pubblicate sul portale RENTRI, la correzione di refusi e l’introduzione di indicazioni utili a rispondere alle richieste degli utenti, sia con riferimento al registro cronologico di carico e scarico dei rifiuti sia al formulario di identificazione del rifiuto…” Leggi gli allegati.

Allegato 1 

Cinzia SilvestriR.E.N.T.R.I. – TRACCIABILITA’ RIFIUTI
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SANZIONI AMMINISTRATIVE E RESPONSABILITÀ SOCIETÀ

SANZIONI AMMINISTRATIVE E RESPONSABILITÀ SOCIETÀ

SANZIONI AMMINISTRATIVESANZIONI AMMINISTRATIVE E RESPONSABILITA’ DELLA SOCIETA’

Ordinanza interlocutoria Cassazione

Segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri 22.8.2026


Il mondo delle sanzioni amministrative si colora di una ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione che crea una dovuta riflessione o forte perplessità.

  • Responsabilità solidale/Società

La Cassazione ha avvallato il sistema che amplifica la responsabilità delle sanzioni amministrative cercando di traslare il più possibile sull’ente/Società – chiamato come obbligato solidale -la responsabilità anche in via “autonoma”.

Il caso di occupa di sanzioni amministrative comminate dalla Provincia di Siena per irregolarità nella gestione dei rifiuti ospedalieri, in particolare per la non corretta compilazione dei formulari di carico e scarico. Le sanzioni sono state contestate sia al Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese sia all’Azienda stessa come obbligata solidale.

Bisogna considerare.

  1. Nesso tra responsabilità dell’ente e del trasgressore: La responsabilità dell’ente ai sensi dell’art. 6, comma 3, della legge 689/1981 è geneticamente collegata all’accertamento di un illecito amministrativo commesso da una persona fisica nell’interesse dell’ente. Tuttavia, la giurisprudenza ha affermato che l’ente può essere chiamato a rispondere anche se l’autore materiale non è identificato o se la responsabilità dell’autore identificato viene esclusa, purché sia accertata la responsabilità di altro soggetto ricollegabile all’ente. Questo ultimo è il punto dolente che la ordinanza di Cassazione rimette in discussione. Si consideri che è già molto opinabile l’orientamento che l’ente/Società debba rispondere anche se l’autore non è identificato e questo accade sulla giustificazione di non lasciare impunito l’illecito, che comunque deve essere provato. Una estensione che è già lesiva del principio di soggettività dell’illecito amministrativo ma che trova svariate motivazioni.
  2. Tutela del diritto di difesa: La Corte sottolinea che la corrispondenza tra fatto contestato e fatto accertato è fondamentale per garantire il diritto di difesa. Se la responsabilità viene attribuita a un soggetto con funzioni diverse rispetto a quello originariamente contestato, si rischia di violare il principio di immutabilità della contestazione e di ledere il diritto di difesa dell’ente, che si troverebbe a dover rispondere su questioni diverse da quelle oggetto dell’originaria contestazione. Si aggiunge, con riflessione personale ma indicata anche dalla Cassazione, che viene leso anche il diritto del trasgressore effettivo non coinvolto (che non ha ricevuto notifica della sanzione) e non solo quello dell’ente.

Questione rimessa alle Sezioni Unite: ….... continua lettura articolo sanzioni amministrative

Cinzia SilvestriSANZIONI AMMINISTRATIVE E RESPONSABILITÀ SOCIETÀ
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A.I.A. e criticità energetiche – DL 107/2026

A.I.A. e criticità energetiche – DL 107/2026

AIAA.I.A. e criticità energetiche

Accelerazione procedura – DL. 107/2026

Segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri 22.8.2026


Entra in vigore il 20.8.2026 il DL 107/2026 come convertito dalla Legge 152/2026 del 7.8.2026.

Si tratta delle “Disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché’ ulteriori disposizioni finanziarie urgenti.».

Il Decreto si occupa anche di Autorizzazione integrata ambientale laddove inerente a profili energetici ed in presenza di criticità energetiche. Si occupa dunque attraverso la previsione di “accelerazioni” dei procedimenti, a mezzo della nomina di un Commissario ad acta, proprio nei casi di criticità energetica e per assicurare la continuazione di impianti “strategici”.

  • Ma quali possono essere le situazioni di emergenza?

Il testo normativo individua come situazioni di emergenza principalmente le “condizioni di contingente criticità del sistema energetico nazionale”. Ad esempio:

  1. Emergenze climatiche eccezionali(ad esempio, straordinarie ondate di calore) che possono influire sulla realizzazione di opere infrastrutturali e sulle attività agricole.
  1. Difficoltà di approvvigionamento e aumenti eccezionali dei prezzi dei materiali da costruzione, carburanti e prodotti energetici dovuti a conflitti internazionali, che giustificano misure temporanee di sospensione di alcuni obblighi nei contratti pubblici.

Queste situazioni sono considerate emergenziali perché mettono a rischio la funzionalità di servizi essenziali o la realizzazione di opere strategiche per il Paese.

2) L’accelerazione della procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA….continua lettura articolo – energia DL 107:2026

Cinzia SilvestriA.I.A. e criticità energetiche – DL 107/2026
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Segnalazione illeciti anche nel settore privato

Segnalazione illeciti anche nel settore privato

whistleblowingSegnalazione illeciti nel settore anche privato

Dlgs. n. 24/2023

A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri 21.8.2026


Lo strumento della segnalazione degli illeciti (Whistleblowing) è operativo anche nel settore privato. Il decreto legislativo 24/2023 introduce una cesura con il passato. Nell’assetto previgente, la segnalazione dell’illecito nel settore privato era legata al sistema MOG231, ovvero riservata ai soli enti dotati di un modello organizzativo. Il Dlgs. 24/2023 modifica questo assetto ed estende al di fuori del MOG 231 l’obbligo di segnalazione “anonima” è imposta:

  • Per tutte le società che hanno adottato il modello organizzativo cosiddetto “231” indipendentemente dal numero dei dipendenti.
  • Per tutte le imprese che nell’ultimo anno hanno impiegato in media più di 50 lavoratori
  • Per gli enti che, a prescindere dalla soglia di dimensionare operano in settori sensibili, quali servizi prodotti e mercati finanziari e prevenzione di riciclaggio, eccetera.

La segnalazione, dunque, esce dall’ambito circoscritto del modello organizzativo e si impone come sistema di organizzazione aziendale anche in ambito privatistico.

La società privata, che rientra tra le società obbligate ad istituire questo sistema, sono tenute ad creare un canale di segnalazione interno che deve permettere segnalazioni scritte oppure orali ma soprattutto garantire la riservatezza del segnalante attraverso diversi sistemi. È necessario anche l’istituzione di un autonomo ufficio o di personale dedicato e istruito e formato su questo tema: inoltre all’interno dell’azienda è necessaria una procedura per la gestione delle segnalazioni. Si sommano anche obblighi informativi e di pubblicazione che devono rendere conoscibile al lavoratore le procedure utili. Si comprende dunque che le società investite di questo onere devono strutturarsi dal punto di vista organizzativo e devono anche investire economicamente per gestire questo obbligo.

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Cinzia SilvestriSegnalazione illeciti anche nel settore privato
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Odori e Assicurazione

Odori e Assicurazione

odori e assicurazioneODORI E ASSICURAZIONE

Aziende senza copertura

A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri 20.8.2026


 

La Cassazione riconosce la risarcibilità del danno non patrimoniale da immissioni di odori e rumori a prescindere dall’accertamento di un danno biologico (salute). E’ risarcibile il danno alla qualità della vita anche se non incide sulla salute (cambiare abitudini di vita, non riposare ecc…).

  • Danno alla qualità della vita.

Con l’ordinanza Cass. civ., Sez. III, 24 luglio 2024, n. 20624, la Suprema Corte ha chiarito che la giurisprudenza di legittimità “ha più volte affermato che il danno non patrimoniale da immissioni è risarcibile indipendentemente da un danno biologico documentato e accertato (ovvero danno alla salute), in quanto consiste nella lesione del diritto allo svolgimento della normale vita familiare all’interno della propria abitazione”. Il fondamento normativo è indicato dall’ art. 844 c.c. (limite di tollerabilità delle immissioni), art. 2 Cost. (tutela dei diritti inviolabili della persona) e art. 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare).

Il danno in questione richiede prova concreta: non è in re ipsa, ma deve essere “allegato in maniera circostanziata, con riferimento a fatti specifici, concreti e indicativi del lamentato peggioramento qualitativo della vita”. La Corte ha anche riconosciuto un autonomo profilo di danno patrimoniale, parametrabile alla perdita del valore locatizio dell’immobile per il periodo di invivibilità, anche in assenza di prove di abbandono fisico dell’abitazione.

  • Inadeguatezza polizze assicurative

Accade spesso che le polizze assicurative stipulate da aziende che hanno nella loro attività produttiva il rischio implicito di “odori” (si pensi al compostaggio, aziende smaltimento rifiuti, discariche ecc…) abbiano la struttura tipica delle polizze RC comunemente adottate e che delimitano l’oggetto della garanzia, ad esempio, al danno biologico inteso in senso stretto, cioè alla lesione medicalmente accertabile dell’integrità psico-fisica.

Accade ancora più spesso che in sede di contenzioso, il Giudice del merito adotta una lettura letterale e atomistica della clausola limitativa — separandola dal contesto dell’intero contratto — e conclude inevitabilmente per l’esclusione della garanzia, negando il risarcimento per la compromissione della qualità della vita (che non è considerato danno biologico).

Accade così che l’azienda che ha come rischio congenito proprio la molestia odorigena, si trovi senza copertura assicurativa.

….continua lettura articolo odori e assicurazione

Cinzia SilvestriOdori e Assicurazione
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Sottoprodotto, pietrame?

Sottoprodotto, pietrame?

sottoprodottoSottoprodotto, pietrame?
Cass. Pen. n. 50499/2023
A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri – 25.6.2026


FATTO
Una società subiva il sequestro di un terreno, una cava e di altri beni nell’ambito di un’indagine per reato ambientale relativo alla gestione illecita di rifiuti e violazione edilizie ed in riferimento alla lavorazione di lastre di pietra. Gli scarti, il pietrame, derivante dalla lavorazione delle lastre e dunque residui venivano utilizzati per riempire una depressione presente nell’area.
ll tribunale qualificava questi materiali come rifiuti e non come sottoprodotti, rilevando l’assenza di un’autorizzazione edilizia (CILA anziché permesso di costruire) e ambientale, per il riempimento.
La società, sosteneva che il pietrame era un sottoprodotto perché veniva riutilizzato nello stesso sito produttivo per il riempimento della depressione. Il riempimento con gli scarti di pietrame rappresentava, secondo la società, la prova dell’utilizzo nel circolo produttivo e non uno smaltimento illecito.
Si aggiunge anche il fatto che è presente una comunicazione di inizio lavori asseverata, la cosiddetta CILA, che secondo la società legittimava l’attività di riempimento.
Veniva anche sostenuto che la destinazione urbanistica dell’area consentiva un’attività estrattiva e produttiva e che il materiale utilizzato era solo e proprio il pietrame.
Queste argomentazioni, utili a sostenere la natura di sottoprodotto del pietrame utilizzato per riempimento della depressione, non vengono accolte dalla Cassazione….

….continua lettura articolo sottoprodotto e  Cass. penale

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“WHISTLEBLOWING” – GUIDA OPERATIVA

“WHISTLEBLOWING” – GUIDA OPERATIVA

“WHISTLEBLOWING”“WHISTLEBLOWING” – GUIDA OPERATIVA

Confindustria – maggio 2026

segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri – 25.6.2026


Confindustria pubblica sul proprio sito la guida operativa per gli enti privati del “WHISTLEBLOWING”.

Un aggiornamento  (maggio 2026) alla luce delle nuove Linee Guda di ANAC che impone di revisionare i sisteni e anche i modelli 231.

La lettura del testo è utile e pone in luce molteplici novità. In questo contesto si vuole solo ricordare che:

1) il termine “whistleblowing” viene generalmente tradotto in italiano come “segnalazione di illeciti” o “segnalazione di condotte illecite”.

2) La disciplina del whistleblowing non è destinata esclusivamente ai Modelli Organizzativi 231

3) La normativa si applica sia al settore pubblico che a quello privato.

Nel settore privato, riguarda tutte le imprese con almeno 50 dipendenti,

quelle che operano in settori regolati dal diritto UE (anche sotto i 50 dipendenti), e

tutte le imprese che hanno adottato un Modello Organizzativo 231, anche se con meno di 50 dipendenti

4) Modello231:

Per le imprese dotate di Modello Organizzativo 231, la normativa impone l’aggiornamento del modello per includere canali di segnalazione, divieto di ritorsione e sistema disciplinare.

Tuttavia, la disciplina si applica anche a realtà che non hanno adottato il Modello 231, purché rientrino negli altri criteri previsti dalla legge (ad esempio, dimensione aziendale o settore di attività).

Esempi pratici:

    • Un’azienda privata con più di 50 dipendenti deve applicare la disciplina whistleblowing anche se non ha un Modello 231.
    • Un’azienda con meno di 50 dipendenti, ma che ha adottato il Modello 231, è comunque tenuta a rispettare la disciplina.

In sintesi, la disciplina del whistleblowing ha un campo di applicazione più ampio rispetto ai soli Modelli 231 e riguarda molteplici tipologie di enti e imprese.

Cinzia Silvestri“WHISTLEBLOWING” – GUIDA OPERATIVA
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Sottoprodotto, questo sconosciuto….

Sottoprodotto, questo sconosciuto….

sottoprodotti SilvestriSottoprodotto, questo sconosciuto….

Riflessione

A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri – 25.6.2026


Il legislatore cerca di evitare la produzione del rifiuto.

Esiste un reticolo normativo importante e complesso che permette di escludere un residuo di produzione dalla normativa sui rifiuti. Tuttavia, il percorso non è semplice.

Art. 184 bis Dlgs. 152/2006

Bisogna partire dalla norma madre dell’art. 184 bis del decreto legislativo 152 del 2006; norma a tutti nota, ma la cui applicazione non è affatto semplice e sottoposta alla interpretazione non solo delle amministrazioni e dei pubblici controllori, ma anche della giurisprudenza.

Terre e rocce da scavo

Il legislatore è riuscito a disciplinare qualche settore come quello delle terre rocce da scavo, imponendo una disciplina a livello nazionale (DM 120/2017) che ha comunque uniformato i comportamenti e indicato anche il percorso amministrativo da seguire per poter rispettare proprio l’articolo 184 bis sopracitato.

Sottoprodotto

Laddove non esiste una norma a livello nazionale, l’unico riferimento rimane l’articolo 184 bis che non è così semplice da applicare per una società. Si aggiunge il DM 264/2016 che precisa alcuni adempimenti.

Il percorso che porta al sottoprodotto genera responsabilità perché l’errore, magari contestato dall’amministrazione e poi accertato in sede giudiziale, può costare molto non solo economicamente.

Regione

Allora ci sono dei percorsi che vengono ragionati assieme alle pubbliche amministrazioni, in particolare all’arpa e alla Regione, per giungere a una decisione concordata che ponga a riparo, quella determinata società in relazione a quel determinato procedimento; che consente di considerare quel percorso utile e verificato (sottoprodotto) anche per altre aziende. ……continua lettura articolo sottoprodotto riflessioni 

Cinzia SilvestriSottoprodotto, questo sconosciuto….
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COMMERCIO PRODOTTI INQUINANTI – DLGS. 81/2026

COMMERCIO PRODOTTI INQUINANTI – DLGS. 81/2026

commericio prodotti inquinanti Cinzia SilvestriCommercio prodotti inquinanti

Art. 452- bis 1 c.p. – Dlgs.n. 81/2026

A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri – 23.6.2026


Sono molte le novità inserite dal decreto legislativo 81 del 2026 che ha modificato una importante parte del codice penale seguendo l’impulso afflittivo che da qualche tempo caratterizza il legislatore.

È stato introdotto l’articolo 452 bis 1 – c.p. che aggiunge il reato di commercio prodotti inquinanti.

Prima ancora di descrivere brevemente il contenuto di questo articolo, è utile evidenziare che il commercio di prodotti inquinanti rientra nei casi nei quali alla condanna consegue

  1. l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione di cui l’articolo 32 quater c.p. e
  2. anche la confisca ex art . 240 bis c.p..
  3. l’art. 452 ter c.p. aggiunge il commercio di prodotti inquinanti (e le pene importanti).

Il nuovo articolo segue l’articolo 452 bis relativo all’inquinamento ambientale anche esso riformato dal decreto legislativo 81 del 2026 e ne replica in parte la struttura, attinge la sanzione.

Il comma 1 dell’articolo 452 bis  (inquinamento ambientale) prevede la reclusione da due a sei anni e la multa da 10.000 a 100.000 €. Per il momento ci interessa memorizzare l’entità della pena che è subito richiamata dalla condotta di commercio di prodotti inquinanti.

Continua lettura articolo  commercio prodotti inquinanti  art. 452 bis 1 c.p

Reato pene
Commercio prodotti inquinanti art. 452 bis 1 c.p. Incapacità a contrattare con la P.A. (art. 32 quater)
Confisca (art. 240 bis)
Reclusione da 2 a 6 anni e

multa da 10.000 a 100.000 euro

Art. 452 ter c.p. Morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale e di commercio di prodotti inquinanti
Cinzia SilvestriCOMMERCIO PRODOTTI INQUINANTI – DLGS. 81/2026
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MOLESTIE OLFATTIVE: MISURA

MOLESTIE OLFATTIVE: MISURA

MOLESTIA OLFATTIVA: MISURA

Linee Guida SNPA 2025

segnalazione a cura StudioLegaleAmbiente – Cinzia Silvestri


Le molestie odorigene sono diffuse, difficili da contestare ma soprattutto oggetto di equivoci normativi, false rappresentazioni che nascono dalla poca conoscenza della normativa e dei metodi di riferimento. Si assiste spesso al leit motiv che afferma: “non esiste una legge in materia”. Non è corretto trincerarsi dietro a questa frase placebo che sembra consentire tutto. Bisogna distinguere e precisare, perchè tutto cambia a seconda della fonte disturbata e di quella disturbante.

Per affrontare questo argomento è utile la lettura delle Linee Guida -SNPA-2025_EmissioniOdorigene che riassumono, descrivono in punto tecnico la questione delle “misurazioni odorigene”. Certamente bisogna avere conoscenza che il campo di applicazione, il punto di riferimento è quello “pubblico”. La misura tende a verificare l’impatto che certi poli industriali o semplicemente gli impianti possono avere sulla popolazione, in riferimento ad una vasta area.

Il sistema, il metodo non può essere importato ed applicato nel caso, ad esempio, della molestia tra un ristorante cittadino e un privato, un condominio adiacente o altri casi di contenzioso privato. Certamente però deve essere setacciato, raccolto il principio che permette la misura dell’odore. Il tema è complesso ma pare utile estrarre dal testo delle linee Guida SNPA alcune osservazioni (iniziali) :

1) La molestia olfattiva non può essere misurata solo con l’olfatto. Il documento SNPA sottolinea che la valutazione della molestia olfattiva richiede un approccio integrato, che combina diversi strumenti e metodologie per ottenere informazioni complementari e affidabili.

2) Metodi di valutazione della molestia olfattiva

  1. Metodi sensoriali

    • L’olfattometria dinamica (secondo UNI EN 13725) utilizza l’olfatto umano per misurare la concentrazione di odore, ma è applicabile solo alla sorgente e non direttamente in aria ambiente.
    • Il monitoraggio in campo tramite panel addestrati (field inspection, UNI EN 16841) permette di valutare la presenza di odori in ambiente, ma fornisce indici di esposizione e non una misura diretta della molestia. Quando parliamo di panel addestrati indichiamo soggetti che sono stati selezionati accuratamente (privi ad esempio di eccessiva sesnbilità olfattiva).
  2. Metodi strumentali

    • Analisi chimica: identifica e quantifica i composti odorigeni, ma non traduce direttamente i risultati in termini di percezione olfattiva o molestia.
    • Sistemi di monitoraggio strumentale (IOMS, “nasi elettronici”): forniscono dati oggettivi sulla presenza e quantità di odori, integrando le informazioni sensoriali.
    • Monitoraggio di parametri surrogati: utilizza sostanze traccianti correlate agli odori per stimare l’impatto.
  3. Coinvolgimento della popolazione

    • Raccolta di segnalazioni, questionari e diari di odore: strumenti utili per valutare la frequenza e la distribuzione degli episodi di molestia, ma necessitano di validazione e integrazione con altri dati.
  4. Modellistica di dispersione

    • I modelli di dispersione atmosferica stimano l’impatto degli odori sui recettori e sono fondamentali per valutare l’accettabilità dell’impatto olfattivo. Attenzione: si parla di “accettabilità” non di intollerabilità che è concetto privatistico.

La lettura delle LG SNPA permette di sintettizzare concetti importanti: indica i metodi di misurazione dell’odore (perchè l’odore si misura);  aiuta a comprendere i limiti di ogni misurazione anche in rapporto alla intensità, frequenza, tono dell’odore che varia a seconda della tipologia dell’odore (ammoniaca, o resiui caseari ec…).  La sola percezione olfattiva umana non è sufficiente per una valutazione completa e oggettiva della molestia olfattiva. È necessario integrare metodi sensoriali, strumentali, analitici e di coinvolgimento della popolazione, oltre all’uso di modelli di dispersione, per una misurazione affidabile e riconosciuta anche a livello normativo.

 

Cinzia SilvestriMOLESTIE OLFATTIVE: MISURA
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Produzione e commercio di gas effetto serra – d.lgs. 81/2026

Produzione e commercio di gas effetto serra – d.lgs. 81/2026

gas effetto serra Ambientale - avv. Cinzia SilvestriProduzione e commercio di gas a effetto serra

d.lgs. 81/2026 – reato

segnalazione a cura StudioLegaleAmbiente – Cinzia Silvestri


Il Dlgs 81/2026, vigente dal 2.6.2026, inserisce all’art.5 nuovo reato che riguarda i gas effetto serra. In questo caso il legislatore prevede una contravvenzione e indica arresto o ammenda in via alternativa, che consente alcune valutazioni processuali. Tuttavia la sanzione è alta.

La condotta è sempre abusiva; termine che sembra trovare riferimento normativo proprio nell’art. 452- quinquiesdecies (nozione di abusività) inserito proprio dal d.lgs. 81/2026 (di cui si parlerà).

L’articolo fa riferimento all’ Articolo 2 del Reg. 2024/573 che traccia l’ambito di applicazione – Ambito di applicazione – Il presente regolamento si applica:
a) ai gas fluorurati a effetto serra elencati negli allegati I, II e III, da soli o come miscele contenenti tali sostanze; 

Di seguito il nuovo reato Art. 5 – Produzione e commercio di gas a effetto serra

1. Chiunque abusivamente produce, importa o esporta, gas fluorurati a effetto serra, allo stato puro o sotto forma di miscele, di cui
all’articolo 2, lettera a), del regolamento (UE) 2024/573 del Parlamento europeo e del Consiglio, o prodotti, apparecchiature e
loro parti che contengono gas fluorurati a effetto serra o il cui funzionamento dipende da tali gas, e’ punito con la pena dell’arresto
da sei mesi a un anno o dell’ammenda da euro 10.000 a euro 150.000.
2. Chiunque abusivamente immette sul mercato, usa o rilascia alcuna delle sostanze di cui al comma 1, o prodotti, apparecchiature e loro
parti che contengono alcuna di dette sostanze o il cui funzionamento dipende dalle medesime, e’ punito con la pena dell’arresto da due a
sei mesi o dell’ammenda da euro 1.000 a euro 50.000.

leggi anche articolo sul sito ….

Cinzia SilvestriProduzione e commercio di gas effetto serra – d.lgs. 81/2026
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Produzione e commercio di sostanze ozono lesive – d.lgs. 81/2026

Produzione e commercio di sostanze ozono lesive – d.lgs. 81/2026

ozono Ambientale - avv. Cinzia SilvestriProduzione e commercio di sostanza ozono lesive

d.lgs. 81/2026 – reati

segnalazione a cura StudioLegaleAmbiente – Cinzia Silvestri


L’art. 4 del d.lgs. 81/2026 inserisce reato che colpisce la produzione e il commercio di sostanze ozono lesive. Si nota che le condotte sono colpite se “abusive” (abusivamente”). Le pene sono alte perchè prevede la reclusione da 2 a 5 anni e la multa da 10mila euro a 80mila. Interessante il fatto che all’ultimo comma il legislatore prevede una riduzione di pena specificando la “colpa grave”. 

Il legislatore richiama all’interno dell’art. il Reg. 2024/590 di riferimento all’art. 2 lell. a) e b) che si riporta per la migliore comprensione dell’ambito di applicazione.

Articolo 2 Reg. UE 2024/509 – Ambito di applicazione (il regolamento ha abrogato il reg. 1005/2009)
Il presente regolamento si applica:
a) alle sostanze che riducono lo strato di ozono elencate negli allegati I e II e ai loro isomeri, da sole o contenute in miscele;
nonché
b) ai prodotti e alle apparecchiature, e loro parti, contenenti sostanze che riducono lo strato di ozono o il cui funzionamento dipende da tali sostanze.

Di seguito il nuovo articolo 4 d.lgs. 81/2026:

Art. 4 – Produzione e commercio di sostanze ozono lesive

1. Chiunque abusivamente produce, immette sul mercato, importa, esporta, usa o rilascia sostanze che riducono lo strato di ozono,
allo stato puro o sotto forma di miscele, di cui all’articolo 2, lettera a), del regolamento (UE) 2024/590 del Parlamento europeo e
del Consiglio, fatti salvi i prodotti utilizzati nel settore agricolo gia’ autorizzati dalle disposizioni nazionali e unionali vigenti, e’
punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 10.000 a euro 80.000.
2. Alle stesse pene soggiace chiunque abusivamente produce, immette sul mercato, importa, esporta o usa prodotti e apparecchiature, e
loro parti, che contengono sostanze che riducono lo strato di ozono di cui all’articolo 2, lettera b), di detto regolamento o il cui
funzionamento dipende da tali sostanze, fatti salvi i prodotti utilizzati nel settore agricolo gia’ autorizzati dalle disposizioni
nazionali e unionali vigenti.
3. Se taluno dei fatti di cui ai commi precedenti e’ commesso per colpa grave, le pene ivi previste sono diminuite da un terzo a due
terzi.

Cinzia SilvestriProduzione e commercio di sostanze ozono lesive – d.lgs. 81/2026
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Prescrizioni – autorizzazione: D.lgs. 81/2026

Prescrizioni – autorizzazione: D.lgs. 81/2026

d.lgs. 81/2026Prescrizioni e autorizzazione: reato

Dlgs. 81/2026- Recepimento Direttiva 2024/1203

A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri


La direttiva 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente è stata attuata con il decreto legislativo numero 81 del 2026 e sarà vigente al 2 giugno 2026.

Le novità sono numerose e importanti. Viene modificato il Codice penale e inseriti i nuovi reati, come ad esempio

  • il commercio di prodotti inquinanti di cui all’articolo 452-bis .1
  • Interessante l’introduzione della nozione di abusività che tanto ha fatto scrivere alla giurisprudenza e che l’articolo 452-quinquiesdecies cerca di risolvere
  • Si assiste all’introduzione anche di reato di produzione, commercio di sostanze ozono lesive, articolo 4 del decreto legislativo 81/2026
  • Si aggiunge il reato di produzione, commercio di gas effetto serra (art. 5 del Dlgs. 81/2026)

Questo breve elenco solo per citare le novità più rilevanti.

Non di meno peso anche la modifica all’articolo 256 del decreto legislativo 152/2006. Articolo ormai senza pace, che ha subito profonda revisione con il decreto legislativo 116 del 2025, poi convertito con la legge 147 del 2025.…..continua lettura articolo 256 come revisionato dal Dlgs 81/2026

Leggi anche articolo su Direttiva 2024/1203

Cinzia SilvestriPrescrizioni – autorizzazione: D.lgs. 81/2026
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Immissioni, rumore, flussi d’aria: il condizionatore

Immissioni, rumore, flussi d’aria: il condizionatore

condizionatoreImmissioni, rumore, flussi d’aria: il condizionatore

Cassazione civ. n. 11337/2026

A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri – 21.5.2026


 

FATTO: Si tratta di un condizionatore posto ad altezza uomo e installato sul muro comune di un condominio che tuttavia si affaccia su cortile privato di terzo. Il proprietario del cortile contesta lo stillicidio dell’acqua del condizionatore sulla sua proprietà, la mancanza di una servitù per l’ingresso dei manutentori del condizionatore, il flusso di aria e anche il rumore intollerabile.

IL PROCESSO: Il proprietario del cortile non trova ragione in primo grado e neppure in appello; ed invece la Cassazione accoglie finalmente e le sue ragioni e “bacchetta” Tribunale e Corte per non essersi attenuti all’orientamento già noto della Cassazione.

Ciò che colpisce è che la parte ricorrente che ha visto impiantare un condizionatore ad altezza uomo e ricadente sulla sua proprietà, in particolare sul cortile, ha dovuto attraversare tre gradi di giudizio per riuscire ad ottenere ragione. La pazienza ma anche l’impegno economico (ormai di pochi) hanno portato il risultato in relazione ad una vicenda iniziata nel 2020 e che si è concluso nel 2026 in termini direi relativamente brevi.

LA SENTENZA: La sentenza della Cassazione ha il merito di riportare in un ambito oggettivo alcune questioni che spesso nei tribunali, come nella Corte di appello, vengono trattate e risolte alla luce di una certa soggettività, si potrebbe dire. Emerge, infatti, dalla lettura della sentenza che il tribunale, e poi la corte d’appello, hanno ritenuto che lo stillicidio delle acque derivante da un condizionatore sia per sé non rilevante: e ciò senza effettuare alcuna misura. Lo stesso dicasi per le immissioni di rumore ma anche di flusso di aria proveniente dal condizionatore: non sono state accertate nella loro concretezza, a mezzo ad esempio di apposita CTU.

Cinzia SilvestriImmissioni, rumore, flussi d’aria: il condizionatore
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