AMIANTO E GESTIONE RIFIUTI – D.LGS. 81/2008

AMIANTO E GESTIONE RIFIUTI – D.LGS. 81/2008

Studio Legale Ambiente e Ambientale - avv. Cinzia SilvestriAMIANTO E GESTIONE RIFIUTI

Riforma Dlgs. 81/2008 – TULavoro

DLGS. 231/2025 – VIGENTE DAL 24-1-2026

Segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri


Il Dlgs. n. 81/2008 subisce ulteriore modifica che interessa numerosi articoli (da art. 244 in poi).

Il Dlgs. 231/2025 del 31.12.2025 pubblicato in gazzetta ufficiale del 9.1.2026 e vigente dal 24.1.2026 introduce, nel testo madre della tutela dei lavoratori, le disposizioni della Direttiva UE 2023/2668 del 22.11.2023.

La Direttiva esprime bene il legame tra l’amianto e la gestione dei rifiuti. Si riporta per intero il terzo considerando che riassume l’intento della direttiva:

(3) L’amianto è un agente cancerogeno altamente pericoloso che è ancora diffuso in diversi settori economici, quali la ristrutturazione edilizia, l’attività estrattiva, la gestione dei rifiuti e la lotta antincendio, in cui i lavoratori sono ad alto rischio di esposizione. L’amianto è classificato come sostanza cancerogena di categoria 1 A a norma dell’allegato VI, parte 3, del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (6). Secondo le statistiche europee sulle malattie professionali, è di gran lunga la principale causa dei tumori professionali, dal momento che ben il 78 % dei tumori riconosciuti come professionali negli Stati membri sono connessi all’esposizione all’amianto. Se inalate, le fibre di amianto presenti nell’aria possono provocare gravi malattie come il mesotelioma e il cancro del polmone, e i primi segni della malattia possono manifestarsi in media anche 30 anni dopo l’esposizione, causando in ultima analisi decessi legati al lavoro. La presente direttiva si applica pertanto a tutte le attività, ivi compresi i lavori di costruzione, ristrutturazione e demolizione, la gestione dei rifiuti, l’attività estrattiva e la lotta antincendio, in cui i lavoratori sono o possono essere esposti alla polvere proveniente dall’amianto o da materiali contenenti amianto durante il lavoro.

Il Dlgs. 231/2025 riformula gli articoli dedicati all’amianto nel Dlgs. 81/2008 e indica i rifiuti derivanti dalla manipolazione, rimozione, smaltimento e trattamento di amianto o materiali contenenti amianto. ​ Questi rifiuti devono essere raccolti e rimossi dal luogo di lavoro il più presto possibile, conservati in imballaggi chiusi con etichettatura che indichi il contenuto di amianto e trattati secondo la normativa vigente sui rifiuti pericolosi. ​ Per i rifiuti derivanti da attività estrattive o di scavo in pietre verdi, si applica la normativa specifica di riferimento (cfr. modifiche all’art. 251 Dlgs. 81/2008).

Si rileva anche la centrale responsabilità del datore di lavoro che è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie per individuare la presenza di materiali contenenti amianto prima di intraprendere interventi di demolizione, manutenzione o ristrutturazione. Gli articoli 248,249,250,254,255,260 del Dlgs. 81/2008, come revisionati, indicano bene la responsabilità del datore di lavoro.

Recita il n. 24 considerando della Direttiva:

I datori di lavoro dovrebbero adottare ogni misura necessaria volta a individuare la presenza di materiali a potenziale contenuto di amianto, eventualmente chiedendo informazioni ai proprietari dei locali o ottenendole da altre fonti di informazione, compresi i registri pertinenti. Se tali informazioni non sono disponibili, il datore di lavoro dovrebbe garantire lo svolgimento di un esame della presenza di materiali contenenti amianto, da parte di un operatore qualificato, conformemente alle leggi e alle prassi nazionali e dovrebbe ottenere il risultato di tale esame prima dell’inizio dei lavori. Sulla base delle informazioni ricevute, il datore di lavoro dovrebbe individuare, prima della realizzazione del progetto di rimozione dell’amianto, di qualsiasi lavoro di demolizione, manutenzione o ristrutturazione, le informazioni relative alla presenza o all’eventuale presenza di amianto negli edifici, nelle navi, negli aeromobili o in altri impianti costruiti prima dell’entrata in vigore del divieto nazionale dell’uso dell’amianto. È importante che i datori di lavoro comunichino tali informazioni ai lavoratori che possono essere esposti all’amianto per averlo lavorato, utilizzato, manutenuto o in conseguenza di altre attività. L’individuazione dei materiali contenenti amianto non dovrebbe esimere il datore di lavoro dall’effettuare una valutazione dei rischi quale prevista dalla presente direttiva.

Leggi d.lgs. 231/2025 – Riforma d.lgs. 81/2008 – amianto

Cinzia SilvestriAMIANTO E GESTIONE RIFIUTI – D.LGS. 81/2008
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Sicurezza Lavoro: Nuovo DL

Sicurezza Lavoro: Nuovo DL

sicurezza Lavoro: nuovo DLSicurezza Lavoro: nuovo DL

Lavoro agricolo – DL n.  159 del 31.10.2025

segnalazione a cura StudioLegaleAmbiente – avv. Cinzia Silvestri


 

Il nuovo DL 159/2025 modifica la struttura del d.lgs. 81/2008 inserendo importanti modifiche in plurimi settori. Il DL precisa, specifica, riformula e soprattutto modifica l’assetto sanzionatorio in ogni settore.

Vai alla lettura dell’intero testo   ...leggi DL 159/2025 – sicurezza Lavoro

L’articolo 2 del Decreto-Legge 31 ottobre 2025, n. 159, introduce disposizioni specifiche per la Rete del lavoro agricolo di qualità, con particolare attenzione alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. ​ Ecco il dettaglio dei commi 1, lettere a) e b):

Articolo 2, comma 1:

  • Lettera a): Viene riservata l’iscrizione alla Rete del lavoro agricolo di qualità alle imprese agricole che rispettano le normative in materia di lavoro e legislazione sociale, inclusa la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. ​ Questo rafforza l’importanza di garantire condizioni lavorative sicure e conformi alle leggi vigenti. ​
  • Lettera b): Si specifica che le contravvenzioni e le sanzioni amministrative, anche se non definitive, per violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, sono un criterio di esclusione dall’iscrizione alla Rete del lavoro agricolo di qualità. ​ Questo rappresenta un incentivo per le imprese agricole a rispettare rigorosamente le norme di sicurezza. ​

L’articolo 2 mira a promuovere la sicurezza e la legalità nel settore agricolo, incentivando le imprese a rispettare le normative sul lavoro e sulla sicurezza. L’iscrizione alla Rete del lavoro agricolo di qualità diventa un riconoscimento per le aziende virtuose, che adottano misure di tutela per i lavoratori e rispettano le leggi.

testo parziale art.  2 del DL 159/2025:

Disposizioni in materia di Rete del lavoro agricolo di qualita’ 

1. All’articolo 6, comma 1, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) alla lettera a), dopo le parole: «per violazioni della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale» sono inserite le seguenti: «e di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro,»;

b) alla lettera b), primo periodo, dopo le parole: «pagamento delle imposte e delle tasse» sono aggiunte le seguenti: «nonche’ di contravvenzioni e sanzioni amministrative, ancorche’ non definitive, per violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro».

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SOSPENSIONE – LAVORO “IRREGOLARE”

SOSPENSIONE – LAVORO “IRREGOLARE”

lavoro irregolareSOSPENSIONE – LAVORO IRREGOLARE

ART. 14 comma 1 DLGS. 81/2008 (1)

Segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri


Poniamo il caso che personale agente della ULSS, su segnalazione di un privato, effettui un sopralluogo a sorpresa presso una attività e ravvisi la mancanza di alcune norme relative alla sicurezza del lavoro ed anche la presenza di presunti lavoratori irregolari.

Si precisa che “Il lavoratore “in nero” è quel lavoratore impiegato senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro al Centro per l’impiego ovvero previa comunicazione ad altri Enti come richiesto dalla specifica tipologia contrattuale” Cons. Stato 7383/2023.

In questo caso è bene conoscere l’art. 14 Dlgs. 81/2008 e le sanzioni che ne possono discendere. La disamina non comprende la questione indicata nel comma 1 dei lavoratori autonomi occasionali e si concentra sulla violazione di norme sulla sicurezza e sui lavoratori irregolari; eventi che portano alla sospensione dell’attività.

L’art. 14 Dlgs. 81/2008 al comma 1 prevede:

  1. “..Ferme restando le attribuzioni previste dagliarticoli 20 e 21 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758..”: l’autorità può imporre delle prescrizioni all’azienda e determinare una sanzione da pagare oltre a verificare l’adempimento delle prescrizioni. È il meccanismo poi importato in materia ambientale ex art. 318bis Dlgs. 152/2006……..Continua lettura articolo su disamina art. 14 comma 1 d.lgs. 81/2008
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Infortunio lavoro – deleghe CDA

infortunio sul lavoro e deleghe CDAInfortunio lavoro – deleghe CDA

Delega gestoria o di funzioni – differenze

segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri


Infortunio lavoro – deleghe CDA. La delega di funzioni in materia ambientale apprende e traduce ed anzi adatta ciò che la normativa e la giurisprudenza in materia di sicurezza sul lavoro, produce. La sentenza della Cassazione, nell’ambito di un complesso infortunio sul lavoro, cesella la differenza tra delega gestoria coniata dal diritto societario ex art. 2381 c.c. e la delega di funzioni contemplata all’art. 16 Dlgs. 81/2008.

Leggi anche articolo su amministratori senza delega in questo sito.

Senza entrare nel merito della complessa vicenda trattata dalla Cassazione 40682/2024 , ciò che rileva è che vengono imputate responsabilità ai soggetti che appartengono al consiglio di amministrazione (CDA) muniti peraltro di rispettive deleghe di funzioni. La cassazione afferma che sebbene fossero presenti deleghe gestorie (societarie) e di funzioni (sicurezza sul lavoro), l’evento è stato causato dalla concretizzazione di difetti strutturali e di carenze organizzative aziendale imputabili al consiglio di amministrazione nel suo complesso. I membri del consiglio avevano il dovere di vigilanza e di controllo sulle questioni organizzative e sulla gestione del rischio che non è stato invece adeguatamente esercitato. In sintesi la responsabilità è stata attribuita non solo per la posizione rivestita dai membri al consiglio ma per il ruolo attivo, le omissioni della gestione e l’organizzazione aziendale che hanno contribuito direttamente all’Incidente occorso.

…….continua lettura articolo infortunio lavoro – deleghe CDA – note a Cassazione

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Violazione norma antinfortunistiche – prova

Violazione norma antinfortunistiche – prova

Violazione norme antinfortunistiche – onere della prova

Cassazione civ. sez. lav. n. 7085/2022 

segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri


  1. Violazione norme antinfortunistiche – onere della prova. Il caso

Il lavoratore lamentava malattie derivanti da mansioni usuranti dovute a carenze nell’applicazione di norme antinfortunistiche, mancanza di formazione da parte del datore di lavoro e altro. Il Tribunale e la Corte di appello ritenevano che il lavoratore non aveva provato nel corso del processo, la violazione delle norme, le mancanze del datore di lavoro.

La Cassazione, interviene, e precisa l’onere della prova con riferimento alla violazione dell’art. 2087 c.c. (responsabilità contrattuale) e all’art. 2043 c.c. (responsabilità extracontrattuale).

2. Onere della prova

La Cassazione precisa che l’onere che ricade sul lavoratore attiene alla prova della esistenza del danno e al nesso causale con l’attività lavorativa. L’onere che ricade sul datore di lavoro è quello di aver adottato tutte le misure infortunistiche:

..12. Il richiamato passaggio argomentativo in punto dei criteri di ripartizione della prova è frutto di un errore di diritto del giudice di appello in quanto prescinde dai principi, pur correttamente evocati in sentenza, in tema di distribuzione dell’onere della prova, finendo con il porre a carico del lavoratore la dimostrazione della violazione da parte del datore di lavoro di specifiche misure antinfortunistiche – anche innominate- laddove il lavoratore era tenuto solo a dimostrare il nesso di causalità tra le mansioni espletate e la nocività dell’ambiente di lavoro restando a carico del datore di lavoro la prova di avere adottato tutte le misure (anche quelle cd. innominate) esigibili in concreto.

13. .. infatti l’art. 2087 cod. civ. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, in quanto la responsabilità del datore di lavoro – di natura contrattuale – va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento; ne consegue che incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare, oltre all’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’una e l’altra, e solo se il lavoratore abbia fornito tale prova sussiste per il datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno

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Preposto di fatto – responsabilità

Preposto di fatto – responsabilità

PREPOSTO DI FATTO – RESPONSABILITA’

Colpa per assunzione e formazione

A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri – 11.11.2022


Preposto di fatto e responsabilità.  Il TU Sicurezza (TUS -Dlgs. 81/2008) attribuisce posizione di garanzia anche al “preposto” ai sensi dell’art. 2 TUS.

L’art. 19 TUS è stato modificato dal DL. 146/2021 (convertito con L. 215/2021) che ha inserito al comma 1 dell’art. 19 la lett. a) e f) che hanno ampliato gli obblighi del preposto, in particolare la lettera:

  1. a) è stato rafforzato l’obbligo di vigilanza anche del rispetto dei presidi antinfortunistici. Il preposto ha il potere anche di fermare l’attività del lavoratore che non si conformi e di segnalare al datore di lavoro o meglio i superiori diretti.
  2. f)  attribuisce al preposto il dovere obbligo di controllo di “… rilevazione di deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e di ogni condizione di pericolo rilevata durante la vigilanza”; nonché il potere di “..se necessario, interrompere temporaneamente l’attività e, comunque, segnalare tempestivamente al  datore  di lavoro e al dirigente le non conformità rilevate

    Il preposto nella nuova formulazione, controlla, vigila, interviene, interrompe, segnala.

    Poteri e obblighi che sono supportati tutti da adeguata formazione, preparazione utile ad assumere il rischio e ad avere la conoscenza del rischio.

     …..continua lettura articolo – preposto di fatto – responsabilità

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Sicurezza sul lavoro: mini riforma

Sicurezza sul lavoro: mini riforma

Sicurezza sul Lavoro: Circolare INL del 16.2.2022 

L’ispettorato chiarisce la mini riforma del d.lgs. 81/2006

segnalazione a cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri


La Circolare dell’ Ispettorato Nazionale Lavoro chiarisce alcuni punti sulla operatività delle modifiche introdotte dal Decreto Fiscale DL 146/2021 convertito in legge 125/2021; mini riforma che ha modificato 17 articoli del Codice Sicurezza sul Lavoro (d.lgs. 81/2006), tra i quali anche l’art 37 sulla formazione del Datore di Lavoro.

Leggi Circolare INL

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Lavoro e Covid: come comportarsi

Lavoro e Covid: come comportarsi

Lavoro e Covid – come comportarsi 

FAQ – Consulenti del lavoro – protocolli anti contagio

segnalazione a cura Studio Legale Ambiente


La recente sentenza del Tribunale di Belluno che si è occupata dell’obbligo o meno della vaccinazione e del rapporto lavorativo sottostante, obbliga ad alcune considerazioni, che la legge non ha ancora risolto.

La fondazione Studio Consulenti del Lavoro, pubblica sul proprio sito un testo interessante, di facile lettura che cerca di rispondere ad alcuni quesiti, pur in attesa di intervento legislativo proprio sul rapporto Lavoro – Covid e vaccinazioni.

Vai alla lettura delle FAQ  http://www.consulentidellavoro.it/files/PDF/2021/FS/Approfondimento_FS_22032021.pdf

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Caduta dall’alto del lavoratore – responsabilità e Modello 231

Caduta dall’alto del lavoratore – Modello 231

Organizzazione societaria “inadeguata”- evento occasionale

Cassazione penale n. 29584/2020

 A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri – 4.12.2020


La sentenza della Cassazione ribadisce i concetti di interesse e vantaggio della Società (art. 5 Dlgs. 231/2001), l’importanza del rispetto delle norme antinfortunistiche e soprattutto sottolinea che la politica aziendale può incrinarsi anche alla presenza di un solo evento anche occasionale.

Il committente di attività edilizia decideva di far realizzare un’opera ad una impresa terza, anziché a quella già designata. La decisione di far eseguire l’opera a terzi veniva presa senza informare i preposti alla sicurezza e pertanto anche derogando all’originario progetto e soprattutto derogando alle procedure di sicurezza già approvate.

Così due operai dell’impresa terza precipitavano dall’impalcatura.

Seguiva processo penale a carico della ditta committente e dell’impresa terza e la Corte di appello confermava le responsabilità della società ex art. 25septies Dlgs. 231/2001.

La verifica della responsabilità si concentra sul vantaggio e interesse che simile operazione ha portato alla società. La decisione della. …

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